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DA DOVE VENIAMO

Nel 1924 nasceva, nella casa annessa al mulino di San Martino in Rio, Mafalda Schiavi, ultima delle quattro figlie femmine di Domizio, mugnaio e proprietario di mulini, e Carmelita Santini, figlia di un commerciante di bestiame di Correggio. Gli Schiavi erano mugnai da molte generazioni; l’isola Schiavi, sul Po nel mantovano, prende il nome dai loro mulini azionati dalla corrente del fiume.

               

                            Famiglia Schiavi - 1889                                                                                                 Domizio e Carmelina Schiavi

Domizio proveniva da Novi di Modena. Dopo il matrimonio aveva spostato i suoi interessi nel Reggiano. Dopo aver provato inutilmente per quattro volte a dar continuità all’azienda con un figlio maschio, vi rinunciava e in pochi anni vendeva i mulini e acquistava poderi condotti a mezzadria da famiglie di contadini.

 

 La famiglia Schiavi risiedeva in una villa alla periferia di Reggio Emilia e le figlie erano educate da signorine di buona famiglia”, ma Domizio amava soprattutto il podere in comune di Cavriago, dove nella seconda metà degli anni 1920 aveva costruito una tipica casa colonica reggiana: da una parte il “rustico” stalla e fienile, al centro la “porta morta”, dall’altra il “civile”, l’ abitazione.

 

     

                                               Domizio e Carmelina al podere Sorelle Schiavi                         Podere Sorelle Schiavi 1927  

La casa era grande e Domizio, sacrificando un po’ la famiglia dei mezzadri, aveva tenuto per sè una parte del “civile” e l’aveva circondata di un giardino con qualche elemento ornamentale (siepi di bosso, tigli, cedro deodara, mimosa, sofora a bersot), ma che era soprattutto un brolo delle delizie, con selezionate piante da frutto, uve da tavola, cespugli di nocciole, melograne, piccoli frutti. Il podere del resto era un po’ tutto un giardino, con le uve da vino maritate alle alberate di olmi, oppi e gelsi, i prati stabili, i campetti di saggina e i grossi alberi di noci. L’acqua veniva dal fiume Enza, grazie al canale estense che, con le sue mille derivazioni, prese d’acqua e mulini, dava linfa a una lunga striscia di campagne tra via Emilia e pedecollina. I prodotti primari erano  latte per il caseificio sociale, per farne grana Parmigiano Reggiano e uva per la cantina cooperativa per farne Lambruschi.

Ma per il consumo personale, si ricavava ogni ben di dio: le mucche per il latte fresco ed il burro, i maiali per salumi e prosciutti, animali da cortile di ogni genere, piccioni da carne, oltre a quelli per le gare, e poi noci e nocciole, le amarene per la marmellata e lo sciroppo, ogni possibile frutto ed ortaggio e  si poteva persino pescare i pesci gatto nelle vasche per riserva di acqua da irrigazione. Sulla casa campeggiava una scritta in blu: Podere SorelleSchiavi. 

Paolo Gagliardi, figlio di Mafalda, passava lunghi periodi delle vacanze estive dei suoi anni di scuola con la nonna Carmelita e la zia Giovanna al podere di Cavriago.

Il nonno Domizio era morto due anni dopo la nascita del suo unico nipote Paolo.

Amato, forse viziato, da nonna e zia e dai cordiali, civilissimi mezzadri, trascorreva vacanze piene di bestie,  lavori agricoli, personaggi strampalati che andavano e venivano in un universo meraviglioso e un po’ a parte che non poteva non lasciare in lui una impronta indelebile.

                           

                          Paolo Gagliardi al podere Sorelle Schiavi          I mezzadri Famiglia Bertolini Dario  

Dopo questo periodo quasi mitico son venuti gli anni dell’abbandono, e questo microcosmo ha perso molte delle sue connotazioni fisiche (non più alberate e prati stabili) e sociali (non più ambiente di vita, lavoro, svago, convivenza per addirittura due famiglie).

Alla fine degli anni 1990 Paolo Gagliardi, imprenditore agricolo a Gaiole in Chianti (SI), terra di origine del Chianti Classico, riprendeva la gestione diretta del podere, cominciava a impiantarvi vigne meccanizzabili e riusciva a convincere i genitori a venire a risiedervi stabilmente.

                   

Podere SorelleSchiavi oggi

L’uva era destinata alla cantina sociale, ma col tempo aumentava il suo interesse verso la viticoltura e i vini reggiani. Da ciò la scelta di coltivare secondo le norme dell’agricoltura biologica e, in seguito, di tentare l’avventura di vinificare e commercializzare il proprio vino.

Nel 2012 è stata completata ed attrezzata la cantina di vinificazione per la produzione di lambrusco biologico, grazie anche a un finanziamento della Unione Europea, ottenuto tramite la Regione Emilia Romagna, e grazie soprattutto all’aiuto e all’incoraggiamento di amici che ci hanno creduto.

E’ stato un grosso passo, ma dentro un cammino che viene da lontano e prova ad andare lontano.